Parlo di quel mare da ore.
Abbiamo assistito insieme al volgere
e lento rotear di pianeta e stella, senza clamore,
e per l'impressione t'incanti ed assumi il suo immenso colore.
Tutti uguali. Tutti.
poi quel muro che divide, infrange,
e spinge come una pazza ondata
a ridurre una parte a poltiglia,
così gli uguali divengono differenti.
E nel grigiore indifferenti.
Comincia forte a colorarsi di rosso la mente
e il fibrillar di luci e d'orizzonti
e l'improvviso perdersi tra le sabbie quelle forze
ridusse quel filo di speranza, lenta, lenta al niente.
Non speravo in quell'azzurro. No, non speravo.
Poi arrivò il turchese e ancora altra luce.
E fui pervaso da quella speranza
di cui prima persa era la mancanza.
Tra gli occhi fessurati di chi ti scruta,
quando, non sorpreso, t'accorgi
che le radici consumate dall'attesa
non han più presa,
e ancor più non puoi fuggire
arriva l'ultima onda a motivar la resa.